Overtraining e recupero mentale: un piano di intervento

Overtraining e recupero mentale
Una risposta concreta al fenomeno dell’Overtraining Syndrome attraverso un intervento psicologico strutturato che prevede l’uso di test scientificamente validati e un’attenta analisi fisiologica mediante monitoraggio della frequenza cardiaca e della sua variabilità (HRV).

Durante il percorso del nostro Master in Psicologia dello Sport, la Classe lavora suddivisa in team a dei Project Work, che saranno poi presentati come tesi finale. Nel corso degli anni, questa tipologia di lavoro di gruppo si è sempre rivelata un’ottima opportunità per applicare subito quanto studiato in aula e renderlo spendibile su campo con il supporto del nostro team docenti. Inoltre gli allievi costruiscono un network che in moltissimi casi dà vita a occasioni professionali.

Oggi vi presentiamo il team Overgroup, composto da Carolina Pietrazzini, Marta Zacchetti, Sofia Covini, Samuele Colosi, Raffaele Davoli, Andrea Fiore.

“Overtraining e recupero mentale. Approfondimenti teorici e stesura di un piano di intervento”

Nel contesto sportivo moderno, dove si tende a spingere sempre più in là i limiti della performance, il rischio di superare la soglia del benessere psicofisico è concreto. È in questo scenario che si colloca l’Overtraining Syndrome (OTS), una condizione complessa che non deriva soltanto da un eccessivo carico fisico, ma da un intreccio di fattori fisiologici, psicologici e ambientali. Gli atleti colpiti manifestano un calo persistente della performance, accompagnato da sintomi quali affaticamento cronico, insonnia, irritabilità, e calo della motivazione. La diagnosi è tuttora difficile per l’assenza di marcatori univoci, e la sindrome viene oggi interpretata secondo la teoria dei sistemi complessi.

Un aspetto cruciale spesso trascurato è la fatica mentale, che può influire quanto (e talvolta più) della componente fisica. Pressioni emotive, richieste cognitive e stress ambientale possono esaurire le risorse motivazionali dell’atleta, rendendolo vulnerabile al sovrallenamento. Da qui, l’importanza del mental recovery, ovvero il recupero psicologico, non più visto come accessorio, ma come elemento cardine nella prevenzione dell’OTS.

Il lavoro proposto intende offrire una risposta concreta a questo fenomeno, attraverso un intervento psicologico strutturato che prevede l’uso di test scientificamente validati per valutare ansia, depressione, stress, qualità del sonno, umore e motivazione. Viene affiancata un’attenta analisi fisiologica mediante monitoraggio della frequenza cardiaca e della sua variabilità (HRV), e tramite strumenti soggettivi come la scala di percezione dello sforzo (RPE).

L’intervento si articola su sei mesi, con una fase iniziale dedicata alla psicoeducazione, alla consapevolezza del proprio stato fisico e mentale e all’apprendimento di tecniche di autoregolazione (respirazione, rilassamento, imagery, mental detachment). Si punta a ristabilire un equilibrio sano tra allenamento e recupero, anche attraverso modifiche nello stile di vita (sonno, alimentazione, attività extra-sportive).

Dal punto di vista pratico, è fondamentale una collaborazione stretta con lo staff tecnico per calibrare al meglio i carichi di allenamento, alternando fasi di carico e scarico, prevenendo così infortuni e cali prestazionali. Anche il dialogo costante con l’atleta, ad esempio tramite debriefing strutturati, contribuisce a rinforzare la consapevolezza e la resilienza.

I benefici attesi sono molteplici: sul piano fisiologico, un miglioramento della funzione del sistema nervoso autonomo e una riduzione dell’infiammazione sistemica; su quello psicologico e cognitivo, un recupero delle funzioni mentali, un miglior tono dell’umore, e una maggiore capacità di gestire lo stress e le pressioni competitive.

Considerata la complessità dell’intervento, si rende auspicabile il coinvolgimento di diverse figure specialistiche (nutrizionisti, medici, psicologi).

Il Team Overgroup ha presentato un lavoro completo e approfondito, sicuramente sviluppabile e in linea con la richiesta attuali del panoramo sportivo di alto e medio livello. In sintesi affrontare l’overtraining non significa frenare l’ambizione, ma imparare a gestirla con intelligenza e rispetto per i propri limiti. Solo così si può garantire una carriera sportiva duratura, sana e soddisfacente.

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