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Neuroscienze, Effetto Mirror e Mental Training

Neuroscienza Effetto Mirror
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Forse non tutti sanno che le neuroscienze possono aiutarci a comprendere alcune tra le principali dinamiche che regolano i comportamenti agonistici dell’atleta. In particolare nell’utilizzo di alcune tecniche di preparazione mentale come l’allenamento ideomotorio, la psicologia dello sport fa leva sull’esistenza di una particolare classe di neuroni presenti nel cervello umano, chiamati “Neuroni Specchio”.

Cosa sono i Neuroni Specchio?

Questi neuroni sensomotori – dapprima individuati nella corteccia motoria delle scimmie, poi nel cervello umano – si attivano sia quando un individuo compie un’azione, sia quando la osserva mentre è compiuta da altri. I neuroni dell’osservatore “rispecchiano” letteralmente ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, come se fosse l’osservatore stesso a compiere l’azione. Tale fenomeno viene detto Effetto Mirror, letteralmente in italiano “effetto specchio”.

La scoperta e le applicazioni in campo sportivo

La scoperta dei Neuroni Specchio, risale alla metà degli anni ’90, per merito del neuroscienziato Prof.Giacomo Rizzolatti, vincitore per questo del Brain Prize – l’Oscar della Scienza, e della sua equipe del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma. I neuroni specchio spiegano alcune dinamiche alla base del comportamento sociale e quindi anche di quello agonistico, ma possono essere utilizzati a potenziamento delle tecniche di preparazione mentale per gli atleti di tutte le discipline sportive.

Per esempio l’Effetto Mirror e la sollecitazione dei Neuroni Specchio sono alla base dell’apprendimento esperienziale, rappresentando un aiuto fondamentale per l’allenatore nel perfezionamento tecnico del giovane atleta. Infatti, se come abbiamo detto l’osservazione del comportamento di un soggetto comporta per chi osserva la messa in funzione degli stessi neuroni dell’osservato, possiamo dedurre che nel processo di apprendimento per imitazione i neuroni dell’atleta neofita rispecchieranno fedelmente ciò che sta avvenendo nella mente dell’atleta modello, facilitando l’apprendimento del gesto motorio.

Vera e propria replica dentro al nostro cervello di quello che fa l’altro, gli stessi neuroni che si attivano quando si compie un azione, si attivano anche quando osserviamo la stessa azione fatta da altri, per esempio durante lo studio o la correzione di un gesto tecnico attraverso la Video Analysis, oppure quando l’azione motoria viene semplicemente immaginata.

Effetto Mirror e Effetto Carpenter

Questo chiarirebbe meglio il funzionamento dell’ALLENAMENTO IDEOMOTORIO basato sul fenomeno ideomotorio noto come Effetto Carpenter, grazie al quale quando le persone si visualizzano mentre svolgono un’attività motoria, mostrano cambiamenti elettromiografici negli stessi gruppi muscolari che sarebbero stati attivati se gli individui avessero effettuato realmente il movimento visualizzato. In pratica immaginare un movimento determina una stimolazione, seppure molto lieve, dei muscoli interessati dall’attività immaginativa; anche se queste stimolazioni non arrivano ad una contrazione esternamente visibile possono essere registrate attraverso il potenziale elettrico muscolare (EMG) dimostrando l’effettiva attivazione dei muscoli deputati al gesto motorio rievocato mentalmente.

Progressione didattica tra mental training e pratica motoria

Un allenamento tecnico e mentale che desideri sfruttare al meglio questi effetti neuromotori potrebbe prevedere un progressione sequenziale tra Video Analysis, per attivare i neuroni specchio, immediatamente seguita da Allenamento Ideomotorio, per sollecitare l’effetto Carpenter e Pratica Motoria, per coglierne i frutti sul campo.

Imparare in questo modo a tener conto del ruolo che i Neuroni Specchio e l’Effetto Mirror ricoprono nello sport potrebbe davvero rivelarsi un eccellente alleato per gli sportivi che vogliono migliorare i propri risultati.

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