Il pattinaggio rappresenta un terreno di indagine particolarmente ricco: unisce precisione biomeccanica, controllo motorio, musicalità ed espressività artistica, il tutto sotto la pressione di una valutazione soggettiva in tempo reale. Un mix di variabili tecniche ed emotive che rende l’esperienza di Flow tanto rilevante quanto fragile.
La Ricerca
La ricerca ha coinvolto 14 pattinatori — dagli 11 ai 74 anni, tra circuiti federali, amatoriali e master — sottoposti a un assessment integrato:
- la Dispositional Flow Scale-2 (DFS-2)
- la Flow State Scale (FSS)
- un’intervista qualitativa condotta secondo il metodo PERFORMA.
Da questo campione sono stati selezionati tre casi studio, tra cui quello di Stefania Calegari, ex atleta olimpica (Albertville 1992) oggi allenatrice e coreografa, la cui testimonianza offre una prospettiva rara: quella di chi il Flow lo ha vissuto ai massimi livelli competitivi e oggi lo insegna.
L’analisi incrociata dei dati disposizionali e situazionali ha permesso di individuare pattern individuali distinti: dall’iper-controllo cognitivo che ostacola l’automatizzazione del gesto, alla difficoltà nel gestire lo squilibrio tra sfide e risorse percepite, fino alle strategie — spontanee o allenate — che favoriscono l’immersione nel compito. Su questa base sono state delineate ipotesi di intervento personalizzate, orientate a goal setting, ristrutturazione del locus of control, tecniche di imagery e regolazione attentiva.
Un lavoro esplorativo, che gli autori descrivono come primo passo di un percorso più ampio, ma che già delinea una direzione chiara: il Flow non è un dono riservato a pochi, ma una condizione che si può comprendere, coltivare e — con il giusto supporto psicologico — rendere più stabile e accessibile.
Punti di forza
- Metodologia mista e triangolazione dei dati: l’integrazione tra DFS-2, FSS e intervista PERFORMA consente un confronto tra predisposizione disposizionale ed esperienza situazionale, rafforzando la validità interpretativa di ciascun caso.
- Eterogeneità del campione: la scelta di includere età, livelli agonistici e percorsi (federale, amatoriale, adult, master) molto diversi tra loro valorizza la specificità del pattinaggio artistico come sport praticabile lungo tutto l’arco della vita, ed è coerente con gli obiettivi esplorativi dello studio.
- Profondità dei case study: l’analisi dei tre casi va oltre la semplice lettura dei punteggi, integrando dati quantitativi e narrazione qualitativa in modo coerente — l’esempio più riuscito è probabilmente il Caso 2, dove l’evoluzione DFS-2 → FSS1 → FSS2 è tracciata con precisione clinica.
- Traduzione operativa in ipotesi di intervento: ogni caso è accompagnato da proposte concrete (goal setting, locus of control, imagery, self-talk, routine), il che dà al lavoro una value proposition applicativa, non solo descrittiva.
- Valore della testimonianza esperta: l’intervista a Stefania Calegari aggiunge una prospettiva verticale rara — quella di chi ha vissuto il Flow a livello olimpico e oggi lo trasmette come allenatrice, arricchendo il progetto di una componente quasi storico-narrativa oltre che scientifica.
Autori
Benedetta Cuneo, Salvatore Damiano, Sonia Della Torre, Valeria Giolo, Martina Magnoni, Alessia Nastri





