Lo sport giovanile sta attraversando una trasformazione silenziosa ma profonda. Non cambiano solo le tecniche o i regolamenti: cambia il profilo degli atleti, la loro psicologia, il modo in cui vivono l’esperienza sportiva. Ed è proprio per rispondere a questa sfida che un gruppo di studenti del MAPS – Master in Psicologia dello Sport ha sviluppato un progetto formativo rivolto agli allenatori di giovani atleti appartenenti alla Generazione Z. Gli autori e le autrici del progetto sono: Elisa Benassi, Luca Carpino, Alessio Maccotta, Gaia Canepa, Edoardo Laganà, Elisabetta Mendini.
Il punto di partenza è una constatazione:
i ragazzi nati tra la fine degli anni Duemila e il 2012 sono cresciuti in un ecosistema digitale che ha plasmato non solo le loro abitudini, ma la struttura stessa del loro pensiero e delle loro emozioni. Multitasking, orientati agli stimoli visivi, con un forte bisogno di feedback costanti e di essere “ascoltati” nelle decisioni che li riguardano, questi atleti hanno anche un’autostima più fragile e una soglia di tolleranza alla frustrazione più bassa rispetto alle generazioni precedenti. Non per debolezza, ma per come sono stati formati – da famiglie affettive più che normative, e da una società che premia l’immagine e la performance.
Il progetto si articola in sei moduli formativi – Generazione Z, Motivazione, Emozioni, Comunicazione, Leadership e Ruolo dell’Allenatore – e si rivolge agli allenatori con l’obiettivo di ampliarne la consapevolezza e fornire strumenti psicologici concreti. La formazione integra momenti teorici con esercitazioni pratiche, role playing e simulazioni, ed è preceduta da una fase di autovalutazione individuale tramite test standardizzati come il TEIQue-SF.
Tra i concetti chiave emerge quello di “sguardo dell’adulto significativo”: l’allenatore non è più solo un tecnico, ma una figura che può sostenere la nascita sociale dell’adolescente, riconoscendone le piccole conquiste prima ancora dei grandi risultati. La comunicazione efficace, la leadership trasformazionale, il goal setting SMART e la co-regolazione emotiva diventano così competenze tecniche al pari della tattica di gioco.
Il percorso si chiude con una visione prospettica: al termine della formazione, è prevista la possibilità di interventi personalizzati sulle squadre, con osservazione sul campo, somministrazione di scale validate e progettazione di piani su misura.
Un progetto che non chiede agli allenatori di diventare psicologi, ma di diventare adulti più consapevoli, capaci di incontrare davvero i ragazzi che hanno di fronte.





