Better the Devil you know

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Rubo questa espressione agli inglesi: meglio il diavolo che conosci. Leggendola mi sono trovata a riflettere sul perché a volte stiamo bene dove stiamo male. Le zone di comfort sono un ingannevole porto sicuro!

Inutile negare che dal febbraio 2020 il quotidiano di tutti noi è cambiato: didattica a distanza, lavori a singhiozzo, sport fermo, mascherine sempre, routine interrotte, giornate più lente ecc. Almeno inizialmente questi cambiamenti hanno procurato stress, malesseri, situazioni di disagio. Poi, il protrarsi della situazione ha fatto sì che ognuno di noi creasse una nuova dimensione in cui vivere, trovando nuove zone di comfort. Il nostro corpo e la nostra mente hanno trovato nuovi ritmi, nuove abitudini, si sono adeguati.

Oggi, a fronte di turbamenti e cambiamenti esterni, internet e i social network ci consentono di interagire con il mondo da una posizione statica: in pratica possiamo restare a guardare senza dover stravolgere nulla del nostro nuovo quotidiano.

Così, quando si apre lo spiraglio di un nuovo cambiamento, di un orizzonte anche se non proprio limpido, preferiamo attendere e non avventurarci; vediamo subito le criticità e rievochiamo il pericolo, senza renderci conto che il vero rischio sta nella nuova zona di comfort che ci siamo costruiti.  

A volte preferiamo restare in una situazione negativa, ma ben nota, piuttosto che rischiare ed affrontare l’incertezza del cambiamento, precludendoci ogni possibilità di crescita personale. Infatti, è solo abbandonando le vecchie credenze che possiamo aprirci al nuovo ed imparare nuove strategie di adattamento, guadagnando in autostima e self-confidence.

È importante tenere a mente che siamo sempre e solo noi a stabilire i confini delle nostre zone di comfort; possiamo quindi decidere di espanderli per scoprire che quello che ieri ci metteva a disagio, oggi potrebbe darci sicurezze nuove.
Questo non vuole essere un inno all’incoscienza! Per farlo ci vuole coraggio, certo, ma ci vuole soprattutto metodo: è necessario procedere per gradi, esplorando a piccoli passi l’orizzonte anche se non perfettamente limpido.

Per esempio, ogni mattina possiamo chiederci che cosa potremmo cambiare nella nostra routine di giornata: cosa potremmo fare oggi di diverso? È una sorta di stretching mentale che allarga il nostro raggio di azione, alla scoperta di nuove risorse e opportunità, per non restare intrappolati nel nostro setting.

Lasciamoci contaminare e intrigare dal nuovo e dall’insicurezza, abbracciando con entusiasmo le nuove sfide che il quotidiano ci offre.  Il modo in cui affrontiamo questi cambiamenti ne determina l’esito, perché come ha detto Henry Ford: che tu creda di farcela o di non farcela, avrai sempre ragione!

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