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Leadership has no gender

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“Leadership has no gender”. Così Becky Hammon, prima coach donna in NBA, rispondeva agli scettici sulla sua nomina. Siamo d’accordo con lei, ovviamente, la Leadership non ha genere, ma sono state evidenziate alcune differenze significative nel modo di allenare di allenatori e allenatrici.

Alcune ricerche nell’ambito della Psicologia delle Organizzazioni hanno dimostrato che le donne tendono ad avere una leadership più attenta alle relazioni e soprattutto maggiormente orientata ad uno stile più democratico.
Le donne leader spesso tendono ad uno stile trasformazionale e interattivo, cioè che prevede negoziazione, in un rapporto di scambio “alla pari” tra coach e giocatori, basando il proprio rapporto su leve più emozionali. È uno stile che risulta più efficace in contesti di rapido mutamento e innovazione come lo sport. Gli uomini invece generalmente prediligono uno stile di tipo transazionale, ossia tendono ad assumere una disposizione conservativa delle dinamiche già presenti nella squadra: il leader fissa gli obiettivi e si occupa di mantenere gli standard individuati.

Le donne si sono rivelate più capaci di creare relazioni, risolvere conflitti, aumentare la coesione e la partecipazione interna nei gruppi, incrementando i flussi comunicativi.
In una parola, le donne si sono dimostrate più capaci di intelligenza emotiva, cioè di entrare in contatto con la sfera emotiva dei propri giocatori e di utilizzare strategie per rendere le emozioni una risorsa preziosa su cui contare.

Ovviamente non esiste uno stile “giusto o sbagliato” in termini assoluti perché la leadership è situazionale, ovvero non si può avere un approccio univoco a ogni situazione. Il leader, infatti, deve sapere quando e come modulare il proprio stile di leadership per ottenere i risultati desiderati, facendo attenzione anche alle caratteristiche dei giocatori.
Ogni situazione, ogni squadra, ha il proprio “stile di guida”. Starà all’abilità del leader comprendere in che occasione applicare uno stile piuttosto che un altro, a seconda delle circostanze. Le donne sembrano avere dunque qualche freccia in più al loro arco, che può rivelarsi molto utile nella gestione di gruppi squadra di nuova formazione e nel prevenire situazioni relazionali potenzialmente esplosive.

Cosa ne pensano i giocatori e le giocatrici?
Le ricerche rivelano che più è alto il tasso tecnico e la maturità, più gli atleti desiderano un coach autocratico e indicazioni tecniche. Le ragazze però continuano a preferire una modalità più democratica per sentirsi parte attiva nel processo decisionale. Siamo pronti a scommettere che i Coach disposti ad accontentare questa richiesta siano molto pochi…Ma è un dato da tenere comunque in considerazione se si vuole allenare un team in rosa!

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su PINKBASKET,
il primo Magazine dedicato interamente al Basket Femminile.

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