5 Consigli Pratici per Adattare il Multigroup Model of Identity Leadership alla Tua Squadra

Adattare il Multi-IL al lavoro sul campo
Abbiamo analizzato lo stile di leadership dell’allenatore dell’ItalRugby Gonzalo Quesada. E lo abbiamo integrato con il Multi-IL. Ecco 5 consigli da applicare sul campo!

In un precedente articolo che trovi qui, abbiamo analizzato lo stile di leadership di Gonzalo Quesada. Sotto la sua guida l’Italrugby ha raggiunto traguardi storici, l’ultimo dei quali è la prima vittoria in assoluto contro l’Inghilterra durante il 6 Nazioni 2026.

In nucleo del suo pensiero poggia su due concetti: visione condivisa e cultura di squadra. Entrambi questi pillar si collegano molto bene al concetto di Multigroup Model of Identity Leadership, (Haslam, Reicher & Platow, 2011 — “The New Psychology of Leadership”) che si articola su quattro principi fondamentali, che trovi ben analizzati qui.

I punti fondamentali del Multi-IL sono:

  • Livello 1: Being one of us (Appartenenza al gruppo)
  • Livello 2: Doing it for us (Agire nell’interesse del gruppo)
  • Livello 3: Crafting a sense of us (Costruire attivamente l’identità del gruppo)
  • Livello 4: Making us matter (Dare significato e potere al gruppo)

Come possiamo declinarli nella pratica del lavoro sul campo?

Ecco 5 consigli pratici per adattare il Multi-IL al tuo lavoro con la squadra.

1. Prima di iniziare a giocare

Dedica un incontro esclusivamente a queste tre domande:

  • Perché siamo qui insieme?
  • Cosa vogliamo costruire?
  • Come vogliamo che gli altri ci ricordino?

Non rispondere tu. Facilita. Scrivi le risposte dei giocatori su una lavagna, cerca i temi comuni, restituisci la sintesi al gruppo. Quella sintesi diventa il punto di partenza dell’identità condivisa. Il tuo ruolo in questa fase non è di allenatore, ma di facilitatore e specchio del gruppo.

Errore comune: ritenere questa fase una perdita di tempo. In realtà, risparmia mesi di conflitti silenziosi e bassa motivazione.

2. Costruisci la cultura su comportamenti osservabili, non su valori astratti

Prendi i valori emersi nel punto 1 (es. “rispetto”, “intensità”, “unità”) e chiedi al gruppo: “Cosa fa concretamente qualcuno che vive questo valore? E cosa fa chi non lo vive?”

Crea un documento condiviso — anche solo una pagina — con 5-7 comportamenti non negoziabili. Non regole imposte da te, ma co-costruite dal gruppo. Per esempio:

  • “Arrivare 10 minuti prima dell’allenamento”
  • “Parlare direttamente con il compagno se c’è un problema, non parlarne con altri”
  • “Celebrare il miglioramento, non solo la vittoria”

Quando un comportamento viene meno, non sei tu a sanzionarlo: è il gruppo che richiama il gruppo ai propri standard. Questo è il passaggio da una cultura imposta a una cultura condivisa, fatta propria.

3. Fai parlare i giocatori

Ispirati all’ownership di Quesada: i giocatori sono parte attiva della propria formazione

Una volta al mese, assegna a piccoli gruppi (per reparto, per anzianità, o misto) il compito di presentare al team un tema legato alla prestazione o alla cultura:

  • “Cosa ci sta rallentando come gruppo?”
  • “Qual è il nostro punto di forza più sottovalutato?”
  • “Come gestiamo la pressione nelle situazioni decisive?”

Questo ha tre effetti: sviluppa la leadership distribuita, responsabilizza i giocatori sulla direzione del gruppo, e ti dà informazioni preziose su ciò che davvero pensano.

Il capitano o il leader che cerchi emergerà naturalmente da queste dinamiche.

4. Crea rituali di identità ripetuti

L’identità si consolida attraverso la ripetizione, non attraverso i discorsi.

Scegli 2-3 rituali semplici e praticali in modo costante. Possono essere:

  • Il classico grido prima di scendere in campo, scelto dalla squadra
  • Un momento fisso a fine allenamento in cui un giocatore (a rotazione) condivide un’osservazione positiva su un compagno
  • Una frase o domanda ricorrente che tu usi per aprire le riunioni di squadra (“Chi ha sorpreso qualcuno oggi?”)

I rituali fanno quello che i discorsi non riescono a fare: ancorano l’identità nel corpo e nella routine. Con il tempo, anche il più cinico del gruppo li interiorizza. Questo corrisponde esattamente al principio Crafting a sense of us: l’identità non si dichiara, si pratica.

5. Sii esplicito sulla tua appartenenza al gruppo

Il principio Being one of us richiede coraggio: stai nella squadra.

Condividi la tua esperienza con la squadra. Non per sembrare simpatico, ma per segnalare: “Faccio parte di questo progetto, non lo guido dall’esterno.”

In pratica:

  • Riconosci i tuoi errori con la squadra
  • Quando chiedi un sacrificio al gruppo, spiega sempre il perché in termini di obiettivo condiviso, non di autorità
  • Chiedi regolarmente “Cosa potrei fare di più o di meno per aiutare il gruppo?”

Questo non indebolisce la tua autorità: la trasforma da autorità formale ad autorità guadagnata, l’unica che genera vera influenza in un gruppo ad alte prestazioni.

Il Filo Conduttore

Questi cinque consigli seguono una sequenza logica precisa:

Ascolta → Definisci → Responsabilizza → Radica → Appartieni

Sono tappe di un processo continuo. La squadra che costruisci non è quella che vince perché le dici come farlo: è quella che vince perché sa chi è.

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